Fumetti

Dog Kane in: Raindrops | Making Of.

Dog Kane: Raindrops - Presentazione

Il Titolo

Raindrops - (La donna senza nome, 2008)

Nelle storie a fumetti di Dog Kane ci saranno sempre due titoli, uno in inglese e l'altro "tradotto" in italiano. Più la traduzione è libera, più si vuole richiamare l'uso/abuso di cambiare anche profondamente i titoli originali nelle versioni in italiano dei film stranieri, soprattutto americani.

La trama

Il soggetto di questa storia breve è stato scritto nel 1996 e, nella continuità temporale delle storie di Dog Kane si colloca precedentemente a quanto accade in «Tacchi a spillo».
L' intenzione era quella di aggiungere qualcosa alla personalità del protagonista e all' ambientazione nella quale si muove, introducendo luoghi e personaggi secondari.
In questa storia c'è però anche un elemento che ho sempre trovato intrigante: il caso.
Quel caso che si accanisce sul destino dei personaggi seriali rendendogli la vita enormemente più movimentata di quella della gente comune. Ed ecco che anche un' insulsa e piovosa giornata si trasforma in un' avventura, qualcosa che vale la pena di raccontare, che sconvolgerebbe l'esistenza di una persona comune ma che è quotidiana normalità per un "eroe" dei fumetti.
Ovviamente, data la brevità della storia, la trama è minimale, e anche per questo non sono coinvolti, se non come uditori, gli abituali "pards" (come direbbe qualcuno) di Dog.


I disegni

Nel primo layout l'ambientazione appare molto simile a quella attuale, mentre maggiori differenze si notano nel disegno del protagonista, che ho ridefinito negli ultimi anni.
La protagonista femminile è stata volutamente solo accennata, tanto da non avere in definitiva non solo un nome, ma neanche un volto; i pochi primi piani sono parziali, di spalle o coperti dai capelli. Ho preferito cercare di definirla attraverso il suo diario che è l' oggetto fondamentale della vicenda.

I colori


Già in origine avevo pensato queste storie brevi in bianco e nero. Non nel senso del disegno al tratto ma delle campiture in tonalità di grigio. Per due distinte ragioni: la prima per renderne più veloce la realizzazione, la seconda per richiamare l'atmosfera dei telefilm americani degli anni Cinquanta, appunto in b/n, differenziando queste brevi avventure da quelle più lunghe che riprendono le tonalità del Technicolor.
Per altro il grigio, sul web ma anche in stampa (a meno che non sia di grande qualità), oggi mi sembra un po' triste, e quindi ho cercato di realizzare in digitale uno stile che contenga sia un riferimento ai retini grafici che alla luce azzurrina dei vecchi TV.

Per ulteriori domande o commenti usate lo spazio seguente. A presto.

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